Alemanno in visita alla Sinagoga
"Davvero arriva Alemanno? Va in Sinagoga? Non lo sapevo". Al ghetto è questa la reazione più diffusa alla visita del sindaco alla comunità ebraica. Giovedì sarà la prima volta da quando è stato eletto al Campidoglio. Molti, qui, non lo sapevano e siamo stati noi a dare la notizia per primi.
L'evento non sembra turbare poi così tanto la tranquilla routine di tutti i giorni. Le attività commerciali vanno avanti, i turisti gironzolano per i vicoli alla ricerca di una bella fotografia, i più anziani chiacchierano seduti negli angoli d'ombra. Dopo un primo momento di stupore, gli ebrei del ghetto Roma commentano la visita di un sindaco di destra nel loro quartiere. I pareri sono discordanti.
Ernesta Rossi mentre prende un caffè in via del Portico d'Ottavia dice: "Alemanno è un politico che mi piace. E poi era già venuto per la celebrazione dei 60 anni di Israele, dimostrando un sincero interesse per la nostra comunità. Sì, è uno di noi. Certamente più di Veltroni"."Che problema c'è? È venuto il Papa, è venuto Veltroni, perché dovrebbe essere diverso per Alemanno?" – sostiene un grossista di tessuti – "la Sinagoga è aperta a tutti, ci mancherebbe. E se il buongiorno si vede dal mattino questo sarà un buon sindaco, attento agli interessi della gente".
C'è, poi, chi preferisce aspettare prima di dare qualsiasi giudizio. "Spero che lavori bene e che faccia tutto ciò che ha promesso, poi se vuole visitare la Sinagoga non ci vedo niente di male". Wilma Limenthal fa cornetti e prodotti tipici ebraici da una vita. "Ne abbiamo visti passare tanti di sindaci, qui. La mia famiglia vive in questa città da dieci generazioni. I veri romani siamo noi ebrei".
Ma c'è chi non dimentica il passato di Alemanno. Un giovane commercialista con la kippah sul capo e la bandierina degli Stati Uniti sulla scrivania ne fa una questione di sentimenti: "Il cuore è quel che conta e il passato fa parte di ognuno di noi, è indelebile. Che un sindaco di Roma ci faccia visita è un'ottima cosa. Che questo sindaco sia Alemanno mi rende perplesso. È vero, di recente ha mostrato distacco dai suoi trascorsi ma non posso dimenticare quale sia la sua formazione ideologica".
Mauro, che è cattolico ma sforna prodotti kosher da anni esordisce con distacco: "Il suo arrivo non mi fa né caldo né freddo". Poi aggiunge: "Visto il suo passato, la sua visita mi sembra un gesto ipocrita". Ma tra le stradine del ghetto sono rimaste ancora persone che hanno vissuto gli anni dei rastrellamenti, e li ricordano bene.
Tra questi, una signora piuttosto conosciuta nella comunità, che preferisce però restare anonima: "Chi è romano e ha la mia età, non può applaudire una persona con quel passato. E poi – conclude – siamo rimasti così pochi ormai, che senso hanno queste visite in pompa magna? Se ne sta parlando più del dovuto".
repubblica.it