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Attentato al Papa: i mandanti

Pubblichiamo un articolo di Solange Manfredi con lo scopo di sensibilizzare il lettore sulla presunta verità intorno a questo spinoso caso che ha sconvolto il mondo all'inizio degli anni '80.

Sono le 17.17 del 13 maggio 1981 quando, in Piazza San Pietro, due colpi di pistola esplosi tra la folla, feriscono gravemente Papa Giovanni Paolo II.

Il killer, immediatamente arrestato, secondo i racconti, grazie al provvidenziale intervento di una suora, è il turco Ali Agca.

In uno dei processi più rapidi della storia italiana Ali Agca viene condannato all’ergastolo. Nelle motivazioni della sentenza di condanna si legge che l’attentato: "non fu opera di un maniaco, ma venne preparato da un’organizzazione eversiva rimasta nell’ombra".

Di quale organizzazione si tratta?

Il processo sui c.d. mandanti dell’attentato al Papa si chiude nel 1998 senza colpevoli.

Nelle motivazioni della sentenza il giudice Rosario Priore sottolinea le:

"... enormi difficoltà, ostacoli, deviazioni, se non veri e propri boicottaggi che il cammino dell’inchiesta ha incontrato, subendone ritardi, fermate ed anche blocchi. E ciò a dimostrazione di quanto siano forti, prepotenti e soverchianti gli interessi a che non si faccia luce sull’evento e sulle sue matrici. Interessi di Stati, di organizzazioni di singoli, nonostante le mutazioni dei contesti e le cadute dei muri”.…tale delitto fu il risultato di un complotto di alto livello, e cioè che a monte dell’esecuzione, anzi degli esecutori materiali vi furono organizzatori ed entità con ogni probabilità statuali…[1]”

Un complotto ad alto livello dunque, ma organizzato e realizzato da chi?

MASSONERIA E GLADIO

In questo articolo cercheremo di mettere in evidenza alcuni elementi, presenti nell’attentato al Papa, che paiono ricondurre, probabilmente, ancora una volta, alla massoneria e a Gladio:

“…il complotto, ovvero l’accordo di uccidere il Papa, si sarebbe realizzato e sviluppato, avrebbe «preso corpo» attraverso la rete occulta della massoneria, e si sarebbe poi «materializzato» attraverso il braccio esecutivo dei Lupi grigi[2]”.

Porremo in evidenza come probabilmente:

- Agca non fosse un killer isolato, ma protetto, coperto ed aiutato dai servizi segreti deviati;

- Agca facesse parte, in Turchia, di una struttura tipo Gladio;

- Agca abbia portato avanti un progetto studiato, organizzato e realizzato dalla massoneria deviata.

Ali Agca

Il 13 maggio 1981 il Papa viene ferito gravemente dal terrorista turco Ali Agca.

Ma chi è Ali Agca?

Mehmet Ali Ağca, nato a Hekimhan il 09 gennaio 1958, durante il primo anno di liceo si iscrive al gruppo estremista dei Lupi grigi, l’organizzazione paramilitare del movimento nazionalista Pmn capeggiato da Alparsan Turkes.

Il numero due della struttura paramilitare Lupi grigi è Oral Celik (identificato accanto ad Agca a Piazza San Pietro e che avrebbe dovuto intervenire nel caso il cui Agca avesse fallito), personaggio ambiguo che opera anche per conto dei servizi segreti turchi, in quel periodo controllati dalla CIA[3].

Nel 1977 Agca viene inviato a seguire un corso di addestramento in un campo palestinese in Libano e iniziano a circolare voci sui suoi rapporti con i servizi segreti e una struttura tipo la Gladio italiana.

Il primo febbraio 1979 Agca uccide ad Istanbul il direttore del quotidiano liberale Milliyet, il giornalista Abdi Ipekci.

Arrestato e condannato a morte, il 25 novembre 1979 Agca evade dal carcere di massima sicurezza di Kartal Maltese. La sua fuga non ha nulla di rocambolesco, questi, infatti, indossata una divisa militare, esce indisturbato dal carcere salutato dalle sentinelle probabilmente consapevoli.

“L’organizzazione della sua evasione, il modo in cui era avvenuta, la tempestività e la tranquillità incruenta della sua uscita dal carcere, dimostravano che Agka era persona ben piú importante di un qualsiasi capobastone della mafia turca o di un gerarca dei Lupi grigi[4]”.

Agca dunque pare essere un uomo prezioso, così prezioso che, una volta evaso dal carcere, godrà di protezione all’estero e di larga disponibilità economica[5].

Agca, la CIA e la Bulgarian Connection

Agca, dopo l’attentato al Santo Padre, viene immediatamente arrestato, processato per direttissima e condannato all’ergastolo. Agca non presenta appello alla sentenza.

Dopo un anno di detenzione, nel 1982, Agca afferma di voler parlare. Quale pentito riferisce agli inquirenti che: “l’attentato al Papa sarebbe stato ordinato dai servizi segreti bulgari e, in definitiva, dal Kgb russo: è la cosiddetta bulgarian connection[6]”.

Il 05 agosto 1983 Ali Agca, seppur in isolamento, invia una lettera all’addetto militare dell’ambasciata statunitense lamentando il fatto che alcuni giornali americani lo accusano di raccontare menzogne. Il tenore della lettera è imbarazzante, infatti vi si legge:

«Stimato addetto militare, al fine di prevenire qualsiasi difficoltà, questa volta le scrivo in turco. Avevo già espresso la mia enorme gratitudine e apprezzamento. Grazie: per due anni ho fatto tutto il necessario vista la mutua amicizia e interesse... Lei disse: “inizia a parlare” e io iniziai a parlare. Comunque, tenendo conto degli ultimi avvenimenti, darei un certo numero di suggerimenti. Per superare la minaccia sovietica si dovrebbe dire all’opinione pubblica che Andropov (all’epoca presidente del Kgb) è responsabile per l’attentato e costringere il Cremlino a sostituire il suo leader... Chiedo la cittadinanza svizzera o francese. Invio i miei rispettosi saluti augurando un pieno successo a tutti noi[7]».

Quale significato si deve dare al fatto che il killer che ha sparato al Papa, che dice di essere stato assoldato dal KGB, scrive in modo confidenziale all’addetto militare dell’ambasciata statunitense affermando di aver fatto il necessario, visto il comune interesse e augurando il pieno successo dell’”operazione”?

Parrebbe che la CIA e Agca si siano messi d’accordo per operare un depistaggio che inducesse a pensare che il KGB fosse responsabile dell’attentato la Papa.

Se così fosse una domanda sorgerebbe spontanea: l’accordo tra Agca e la CIA di addossare la responsabilità dell’attentato al KGB è avvenuto dopo l’attentato o, ipotesi ancora più inquietante, prima? In altri termini l’attentato è stato sfruttato dalla CIA per alimentare la c.d. guerra fredda o è stato da questa organizzato e realizzato?

Le protezioni in Italia: i verbali spariti.

Ma la protezione e l’aiuto di cui gode Agca non si limita ai confini turchi o bulgari. Anche nel nostro territorio, infatti, l’attentatore del Papa riceverà aiuti provvidenziali. Vediamo quali.
Nel febbraio del 1983 il giudice Carlo Palermo, nell’ambito della inchiesta di Trento sul traffico internazionale di droga ed armi, interroga Ali Agca:

“Agka, parlandomi di alcuni personaggi turchi – che comparivano sia nelle mie indagini che in quelle sull’attentato al Papa –, e descrivendomi i suoi rapporti con loro, aveva indicato diversi numeri telefonici da lui chiamati.

Da alcuni accertamenti eseguiti all’estero (a Vienna), risultò però che le utenze telefoniche, che mi aveva segnalato, erano state fornite agli interessati solo nel 1982: cioè in un periodo successivo all’attentato al Papa e al suo stesso arresto!

Mehmet Ali Agka era un gran mentitore ma non era il solo in questa vicenda: una simile macchinazione internazionale doveva avere un bravo regista….

Decisi di reinterrogarlo di nuovo, il giorno seguente.

Questa seconda volta chiesi al giudice istruttore di Roma, Ilario Martella, di assistere all’interrogatorio.

Alla sua presenza e a quella dell’interprete e dell’avvocato, ripetei le domande all’imputato. Agka senza scomporsi ribadí a sua volta le risposte già date.

Gli contestai, documenti alla mano, la falsità delle sue dichiarazioni.

Rimase come frastornato. Dopo qualche esitazione, dinanzi alle mie insistenze, Agka ammise che, mentre si trovava in carcere, gli erano stati consegnati alcuni documenti sequestrati ad altri imputati, arrestati dopo di lui. Aveva cosí avuto modo di imparare a memoria indicazioni utili a conferire credibilità alle sue dichiarazioni.

Una copia di quel verbale rimase a me, una copia al giudice istruttore, Ilario Martella.

Due anni fa, parlando con Rosario Priore, il magistrato incaricato di portare a termine quella vecchia indagine, appresi che negli atti del processo sull’attentato al Papa (quello sui mandanti), non esisteva una copia né traccia di quell’interrogatorio: ovvero non esisteva la prova – datata 1983 – che le dichiarazioni di Mehmet Ali Agka erano state costruite, almeno in parte, a tavolino.

Perché quei documenti erano spariti?

Da chi e perché Agka era stato istruito?" [8]

Da tutto quanto sino ad ora esaminato si evince come Ali Agca:

- abbia, nel corso di tutta la sua carriera criminale, goduto di protezioni, aiuti e finanziamenti straordinari;

- abbia eseguito ordini;

- sia stato istruito sulle versioni da dare;

- abbia ricevuto in carcere, seppur in isolamento, documenti e informazioni per meglio costruire le sue menzogna;

- abbia potuto, sempre seppur in isolamento, inviare lettere dirette e confidenziali con cui chiedeva delucidazioni e dispensava suggerimenti per accreditare false piste a quanto pare concordate.

Altro che killer isolato. Agca, probabilmente, era un uomo:

- preparato, aiutato, protetto e con grande disponibilità economica;

- legato ai servizi segreti turchi (servizi a quei tempi controllati dalla CIA);

- facente parte di una struttura tipo Gladio;

- addestrato in campi palestinesi in Libano;

Ma non solo.

Sempre nel 1983 il giudice Carlo Palermo riceve un rapporto della Guardia di Finanza di Milano. In quegli atti venivano individuati elementi di collegamento tra alcuni dei principali misteri italiani: Banco Ambrosiano, P2, omicidio Calvi, servizi segreti italiani deviati e attentato al Papa:

"Nella sostanza, a livello occulto, sembravano esistere connivenze e convergenze materiali di carattere «trasversale», rese possibili da alcuni rapporti massonici. Sulla base di riscontri svolti a livelli bancari, il killer turco appariva collegato con i vertici della massoneria inglese...[9]”.

Dunque Agca appare collegato anche con i vertici della massoneria.

Sarà allora solo una coincidenza che al killer turco la grazia, sempre negata dal Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, venga concessa nel giugno del 2000 dal Presidente Carlo Azeglio Ciampi, indicato nel libro di Ferruccio Pinotti “fratelli d’Italia” come massone appartenente alla loggia Hermes di Livorno?

Probabilmente si.

Agca un gladiatore?

Era il 1952 quando, grazie ad un patto segreto stipulato tra la CIA e il capo del Servizio informazioni forze armate (Sifar), nasceva l’organizzazione “Stay Behind” (“Gladio”).

La struttura, alle dipendenze dell’Ufficio R del Sifar, era articolata in 40 nuclei, dei quali sei informativi, dieci di sabotaggio, sei di propaganda, sei di evasione e fuga, dodici di guerriglia. Inoltre erano state costituite cinque unità di guerriglia di pronto impiego in regione di particolare interesse(Vedi articolo su questo blog del 29 maggio 2008).

Dirà il magistrato Libero Mancuso: «Il capo della “Gladio” statunitense Mike Sednaoui, vice capo della Cia a Roma, reclutava nella P2: se non si era della P2, difficilmente si dava quella garanzia di affidabilità richiesta[10]".

Infatti proprio: “...muovendosi nell’ambito della massoneria i servizi segreti americani operarono per le loro penentrazioni in tutto il mondo. Il motivo era rappresentato dal fatto che i capi delll’OSS (diventato CIA nel 1947) erano quasi tutti massoni affiliati a logge di rito scozzese e ordini cavallereschi. Le sette iniziatiche, dal canto loro, sembravano un prolungamento naturale dei servizi di sicurezza e informazione per la caratteristica della assoluta riservatezza e per la partecipazione di alte personalità. Tutto questo venne tenuto in debito conto da Allen Welsh Dulles e dal braccio destro Donovan, Frank Wisner, che – ricorda William Colby – costituì un nuovo ordine di templari, incaricato di difendere la libertà occidentale contro l’oscurantismo comunista…I templari e le altre forme internazionali di organizzazioni coperte come il misterioso Prieurè de Sion o i Cavallieri di Malta, rappresentano strutture che hanno fornito uomini alla CIA nel corso dei decenni. Un modo per tenere sotto controllo, in modo occulto, i centri nevralgici del potere[11]”

Ciò verrebbe confermato anche dal pentito Calcara[12] nel suo memoriale scrive:

“La Massoneria è un potere fortissimo e chi gestisce il Potere in Italia deve venire a patti con la Massoneria….L’ENTITA’ dei PEZZI DEVIATI DELLE ISTITUZIONI è radicata in tutto il territorio italiano ! E’ composta da uomini politici, servizi segreti, magistrati, giudici e sottufficiali dei carabinieri, polizia, esercito.

Questi uomini…. vengono chiamati GLADIATORI….Sono uno Stato dentro lo Stato…..”.

Libano

Agca viene inviato a seguire un corso di addestramento in Libano.

L’informazione non è di poco conto se si considera che l’argomento Libano per la nostra Repubblica è così delicato che, ogni volta che la magistratura indaga, il Governo pone il segreto di stato. E’ stato così per:

1) l’inchiesta del giudice Mastelloni sul traffico di armi tra OLP e Brigate rosse in cui erano accusati i presunti gladiatori Generale Santovito e colonnello Stefano Giovannone;

2) Il caso Moro, dove la presenza di gladio è più che ingombrante se si considera che su incarico del Ministero della Marina un gladiatore viene inviato a Beirut per trattare la liberazione di Moro addirittura 14 giorni prima del suo rapimento;

3) La scomparsa dei due giornalisti De Palo e Toni avvenuta il 02 settembre 1980 mentre stavano svolgendo un’inchiesta sul il traffico internazionale di armi e 5 campi di addestramento palestinesi situati nel sud del Libano nella zona di Tiro e Sidone.

In altri termini, su tutte le inchieste giudiziarie che hanno cercato di fare luce su quel sordido intreccio che è Libano, servizi segreti, terroristi, campi di addestramento, gladiatori e traffico d’armi il Governo ha posto il segreto di stato. Perché? Come già scritto in precedenti articoli comparsi su questo blog (vedi articolo del 04 maggio 2008) si ipotizza che in Libano vi fossero campi di addestramento per gladiatori di diverse nazionalità che, una volta, “preparati” venivano impiegati nelle varie azioni….probabilmente non sempre legali.

Tale considerazione deriva dal fatto che Gladio, struttura ufficialmente nata con lo scopo di difendere l’Italia da una possibile invasione sovietica e mai attivata, compare nelle pagine più buie della storia della nostra Repubblica, purtroppo mai dalla parte giusta (Omicidio Enrico Mattei, Piano Solo, omicidio Calabresi, strage questura di Milano, Argo 16, sequestro Sossi, omicidio giudice Occorsio, omicidio giudice Amato, Omicidio Toni De Paolo, caso Moro, Omicidio Li Causi, ecc…vedi articolo su questo blog del 29 maggio 2008).

Se questa è la situazione italiana una domanda sorge spontanea: quale era la “reale” funzione delle reti “stay-behind in Europa? La domanda se l’è posta anche il principale quotidiano elvetico Neue Zürcher Zeitung (NZZ), che ha pubblicato, il 15 dicembre 2004, un articolo di un'intera pagina intitolato "Gli eserciti segreti della NATO".

Lo ha scritto Daniel Ganser del Centro studi di sicurezza (CSS) all'Università tecnica federale (ETH) di Zurigo.

"Le supersegrete reti "stay-behind" nei paesi della NATO ed in altri paesi neutrali in Europa non furono allestite soltanto per gestire la guerriglia nell'eventualità di un'occupazione sovietica dell'Europa, ma ricoprirono un ruolo nelle operazioni terroristiche della "strategia della tensione".Anche in Francia, Belgio, Portogallo, Germania, Grecia, Austria, Svizzera, nei paesi scandinavi e nel Parlamento Europeo furono aperte indagini sulle reti "stay-behind". In Germania, dove i legami con Gladio sembravano emergere con la formazione neo-nazista "Wehrsportgruppe Hoffmann" e con le bombe all'Oktober Fest del 1980 a Monaco, i due principali partiti tedeschi, CDU ed SPD, concordarono in fretta e furia di non lasciar trapelare niente in pubblico. L'esistenza di Gladio fu invece confermata dai governi di Francia, Grecia, Spagna e Belgio, ma delle rivelazioni sostanziali emersero solo in Italia, Svizzera e Belgio. Fino ad oggi la NATO, la CIA e i servizi britannici MI6 hanno respinto qualsiasi ammissione dell'esistenza stessa di una rete "stay-behind".

L'articolo del quotidiano svizzero NZZ conclude: "Chi solleva questo argomento arriva inevitabilmente al quesito di fondo: si trattava di una rete di sicurezza o erano delle cellule terroristiche? La risposta apparentemente paradossale a questa domanda essenziale è: tutt'e due. Gli eserciti segreti della NATO erano una rete di sicurezza come anche delle cellule terroristiche...[13]”

Forte la conclusione a cui arriva l’esperto svizzero: “Le supersegrete reti "stay-behind" nei paesi della NATO ed in altri paesi neutrali….. ricoprirono un ruolo nelle operazioni terroristiche della "strategia della tensione”… Gli eserciti segreti della NATO erano una rete di sicurezza come anche delle cellule terroristiche ".

Se così fosse, e se le cellule Stay-behind in Europa, nate da accordi segreti stipulati tra la CIA (che ricordiamo, reclutava tra le file della massoneria) ed i servizi segreti dei vari Stati, si fossero attivate per compiere l’attentato al Papa, sicuramente avrebbero poi agito in concerto per proteggere l’operazione. E’ questo che è successo? Probabilmente si. Infatti nelle motivazioni della sentenza del giudice Priore sui mandanti dell’attentato al Papa si legge:

“….si deve ritenere che tutti i Servizi, non solo quelli dei grandi Stati, si siano occupati di un fatto così grave e unico nella storia degli ultimi secoli…tutti, però, con l’obiettivo di impedire, una volta consumatosi il delitto, l’accertamento della verità, e così agendo per l’inquinamento dell’inchiesta e l’intossicazione degli inquirenti. Ma tant’è; e nonostante la mitridatizzazione di questi ultimi, che sovente è riuscita a smantellare teorie ed imbeccate a destra e a manca, quelle entità sono comunque riuscite a distruggere prove vere, fabbricarne di false, e a chiudere la bocca a tanti che sapevano la verità….”

Dunque i servizi segreti dei vari Stati si sono attivati non per scoprire i mandanti dell’attentato al Papa, ma con l’obiettivo di impedire l’accertamento della verità. Perché?

Ricapitoliamo:

- I servizi segreti turchi in quel periodo erano controllati dalla CIA;

- La CIA aveva istituito in vari paesi le supersegrete reti “Stay Behind”;

- Il capo della Stay Behind statunitense Mike Sednaoui reclutava nella massoneria;

- Nel 1977 Agca viene inviato a seguire un corso di addestramento in un campo palestinese in Libano e iniziano a circolare voci sui suoi rapporti con i servizi segreti e una struttura tipo la Gladio italiana.

- Agca nel 1979 uccide ad Istanbul il direttore del quotidiano liberale Milliyet, condannato a morte verrà fatto evadere dal carcere e, successivamente, protetto e finanziato;

- nel 1981, dopo l’attentato al Papa, Agca riceve in carcere istruzioni e documenti per costruire meglio le sue menzogne;

- Nel 1983 Agca può, seppur in isolamento, inviare lettere dirette e confidenziali all’addetto militare dell’ambasciata statunitense a cui chiede delucidazioni e dispensa suggerimenti per accreditare false piste a quanto pare concordate;

- i verbali comprovanti il depistaggio operato da Agca spariscono dal fascicolo della Procura;

- i servizi segreti dei vari paesi si attivano non per aiutare a scoprire i mandanti ma per impedire l’accertamento della verità costruendo prove false, distruggendo quelle vere e tacitando i possibili testimoni.

Visti questi dati non sarebbe plausibile ipotizzare che Ali Agca fosse in realtà un gladiatore, addestrato in Libano, al soldo dei servizi segreti deviati legati alla massoneria e che per loro abbia compiuto l’attentato al Papa? Probabilmente si.

[1] Sentenza del giudice Rosario Priore nel processo sui mandanti dell’attentato al Papa

[2] Carlo Palermo, Il papa nel mirino, ed. Editori riuniti.

[3] Carlo Palermo, il Papa nel mirino, Editori Riuniti

[4] Carlo Palermo, op cit

[5]Carlo Palermo, op cit.

[6] Carlo Palermo, op cit

[7] Carlo Palermo, op. cit.

[8] Carlo Palermo, il Papa nel mirino: Il killer era stato «indirizzato» verso una tesi di comodo, secondo le impostazioni anticomuniste dell’epoca, solo dopo l’attentato? Oppure la stessa sua azione delittuosa contro il Papa aveva costituito l’esecuzione di un piú ampio progetto politico, commissionatogli da quegli stessi soggetti che lo avrebbero poi dettagliatamente «ammaestrato»?

[9] Carlo Palermo, op. cit.

[10] Sergio Flamigni, Trame atlantiche, storia della loggia massonica P2, Edizioni Kaos

[11] Antonio e Gianni Cipriani, Sovranità limitata, Edizioni Associate.

[12] http://www.19luglio1992.com/index.php?option=com_content&view=article&id=389: Vincenzo Calcara, uomo “riservato” della mafia, pentito, aveva iniziato a collaboratore con il giudice Paolo Borsellino. Nella sua agendina rossa il giudice Borsellino appuntava i riscontri trovati ai racconti di Calcara. Il giudice verrà ucciso pochi giorni prima di poter mettere a verbale le confessioni di Calcara e l’agendina rossa verrà trafugata dal luogo della strage.

[13] http://www.movisol.org/ulse144.htm

tratto da www.paolofranceschetti.blogspot.com

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