Dio c’e’ (ed e’ romanista) Arrivo che la partita è già iniziata da 5 minuti. Non và, così proprio non và. Loro pressano veramente troppo, noi non riusciamo a costruire l’ombra di un’azione, tutti i reparti sono scombinati: questa Roma non somiglia minimamente a quella che mi fa sognare da fine ottobre. 14’: un cross per Rocchi. E la difesa giallorossa è troppo avanti, Burdisso primo colpevole. Il capitano biancoceleste si infila nel reparto e scaglia in porta con un pallonetto. Orribile. 1-0. La squadra in casa è in vantaggio. Un po’ mi aspettavo una Roma non al top, ma questo è seriamente oltre ogni mia paura. Era una settimana che ci pensavo, e lo dicevo a tutti i miei amici: Totti non può giocare il derby, soprattutto questo: è troppo importante. In più lui è romano e romanista: troppo emotivo. No, il mister deve tenerlo fuori. Magari potrà entrare in ripresa, ma non può giocare tutti i 90’.
Osservando lo scorrere del tempo capisco di aver visto bene: il Capitano è inguardabile. Pure De Rossi già si è procurato un giallo. Così rischiamo troppo. Alla fine del 1°t sono depresso. I miei amici sono critici, specie per le mie reazioni “eccessive” (3 sigarette nell’intervallo). “Il derby è una partita a sè, non potevi aspettarti nulla di diverso” lapidari, come se avessimo già perso. “Che ci posso fare se sono innamorato della Roma?! Non sono arrabbiato perché perde, ma perché gioca così (male)!”
Inizia il 2°t. Claudio Ranieri fa la scelta più coraggiosa da quando allena qui: fuori Totti e De Rossi, dentro Menez e Taddei. Gli occhi mi si illuminano. Con due centravanti più Vucinic lo schema non reggeva, adesso la Roma torna al 4-4-2: con due ali veloci , finalmente più liberi, forse adesso voleremo. Dpo 2 minuti la Lazio conquista un calcio di rigore, viziato da fallo involontario di Cassetti sulla linea. Sergio Floccari va al dischetto. “Se questa la para” penso “mi recito 5 rosari”. Fischio di Tagliavento. Floccari scaglia (male, è vero). Bertagnoli respinge. Io comincio a recitare mentalmente la prima delle 250 Ave Maria. 8’ dopo Taddei, che da quel momento è per me l’uomo più bello d’Italia, conquista a sua volta un tiro dagli 11 metri. Batte Vucinic: una saracca imprendibile. E’ il gol del pareggio, la legge del contrappasso. Ancora 8’ più tardi la Roma ha un’altra occasione:una punizione molto ravvicinata: Mirko è nuovamente pronto sul pallone.
Fischio. Vedo solo un difensore biancazzurro che, dalla barriera, si sposta impaurito; Muslera che nemmeno vede la sfera entrare. 2-1. Bacio commosso la bandiera in cui mi sono avvolto. Per il resto vivo in trepidazione fino al 4’ di recupero. Poi torno a respirare. Ma la vera festa è per strada: E so che, per almeno un’altra settimana, il mondo è giallorosso.
di Michele G. Picozzi
21 / 04 / 2010
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