Eco di Roma - di Enrico Mainero
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Giallo Roma - Il caso Moro e l'esoterismo

Oggi Gabriella Carlizzi, in un forum dedicato al solo caso Moro, sul suo sito La Giusta Informazione, offre interessanti spunti di analisi e riflessione. Più che spunti offre una vera e propria versione, totalmente differente, ma molto più convincente della demenziale versione ordinaria, secondo cui Moro fu rapito e ucciso dalle BR.
In realtà analizzando a fondo la vicenda viene fuori una versione del tutto diversa da quella che ci propinano da 30 i media di regime. Ossia:
1) Moro fu probabilmente rapito da Gladio
2) Moro probabilmente non era in auto quando la scorta fu trucidata
3) il delitto fu probabilmente voluto dalla Rosa Rossa, i cui vertici hanno ordinato e firmato tutta la vicenda.
Pubblichiamo i suoi interventi, presi dal forum, incollando i vari pezzi

Gabriella Pasquali Carlizzi:

Ho pensato di aprire la discussione sul "Caso Moro", in quanto alla fine scoprirai che anche questo delitto è riconducibile ai delitti della "Rosa Rossa". Il delitto di Aldo Moro, ma anche l'intera vicenda, trovano le risposte nell'esoterismo e nel "Codice MOR", ma cerchiamo di arrivarci gradatamente, magari iniziando a porci domande su quanto non ci convince a riguardo delle verità processuali, che come poi mi hanno dichiarato molti ex terroristi, hanno tutti mentito, compresi pentiti o dissociati , nondimeno dagli irriducibili.Che alle BR "accreditarsi" il sequestro e l'uccisione di Moro all'epoca servì per dimostrare la loro "forza", è intuibile nella logistica della organizzazione, ma credimi le BR se hanno imparato qualcosa su Moro, lo hanno fatto quando sono finiti in carcere e si sono "acculturati" sulle "ragioni di Stato" e quanto altro ha permesso loro di inventare false verità durante i processi.

Ho visto il film "Piazza delle cinque lune" almeno una ventina di volte, sempre prendendo appunti. Quel film parla chiaro e dice molte verità, tranne quelle indicibili e che invece diremo nel corso della discussione. In ogni caso, lo ribadisco con forza, il vero protagonista di questo caso è l'ESOTERISMO. Ripeto, proviamo a porre dei quesiti tra di noi e a darci delle risposte, io desidero condurre i partecipanti alla discussione, poco a poco verso una verità, e non ve ne sono altre, che deve finalmente uscire fuori, anche per coloro che ogni volta che l'ho gridata hanno preferito essere sordi.E' importante mettere un punto fermo su questo caso, dal quale se ne spiegheranno molti altri, rimasti a tutt'oggi insoluti, ma è importante soprattutto per togliere di mano alle forze politiche e istituzionali questa materia usata come ricatto sui tavoli del potere, per fini oscuri e che ledono il benessere della collettività.

Anche il capitolo delle vicenda "Prodi", (il quale disse che avevano fatto una seduta spiritica ove era venuto fuori il nome Gradoli) sebbene non sia dei più importanti è utile chiarirlo. Se infatti vogliamo decriptare la parola GRADOLI, non è difficile per gli esperti, convenire che il riferimento era al più alto grado massonico, appunti GRADO LI (51). Ma c'è una ulteriore considerazione ed è quella che Gradoli , come paese, è considerato un luogo esoterico per eccellenza, data la sua vicinanza al lago do Bolsena, lago esoterico e collocabile per la sua specificità relativa ad una isoletta che fa parte del lago, al concetto di "SCOMPARSA SENZA RITORNO", scomparsa esoerica e culminante in un rituale con sacrificio umano.In realtà come sia morto Moro, non lo sappiamo, in quanto, sebbene nei processi la versione dell'essere stato ucciso dopo che lo collocarono nel bagagliaio della Renault Rossa appartenente all'ex brigatiista Teodoro Spadaccini, tale versione sia passata come verosimile, secondo mie ricerche non è affatto rispondente alla verità. Infatti se andiamo a comparare sul corpo nudo dello statista i colpi da arma da fuoco, questi NON COINCIDONO con i colpi repertati sugli abiti con i quali fu rinvenuto morto. Ne consegue, che Moro, specie per il vero luogo dove fu ucciso, e ci arriveremo più in là, subì verosimilmente un rituale, e dai colpi si rileva che la posizione era eretta in piedi o supina, poi fu vestito, e si sparò anche contro l'abito. Se l'abito non fosse stato ,non lo sappiamo, distrutto come reperto, si potrebbe riesumare il corpo di Moro, e procedere con una tecnologia più avanzata di allora ad una reale verifica. In ogni caso, se i reperti fotografici non sono stati eliminati, come prescrive la Legge dopo un determinato tempo, non è detto che non si possa recuperare anche questo pezzo di verità.

Dunque chiedo: CHE PROVE ABBIAMO CIRCA IL FATTO CHE MORO FOSSE NELLA MACCHINA CON LA SCORTA IN VIA FANI, LA MATTINA DELLA STRAGE? E CHE PROVE ABBIAMO CHE A GUIDARE L'AUTO CON IL "PRESUNTO" MORO SEQUESTRATO, FOSSE IL CAPO DELLE BR, MORETTI?E' in questa risposta la chiave segreta del "Caso Moro".

Quali prove processuali hanno indotto i Giudici a stabilire con certezza che Moro, in via Fani, durante la strage, si trovava insieme alla sua scorta? Ne consegue che se le prove appaiono insufficienti, dobbiamo decidere se credere agli imputati brigatisti o se non dare credito alle loro dichiarazioni. Sulla base di ciò che ci convincerà, possiamo arrivare a mettere almeno in dubbio la presenza di Moro in via Fani durante la strage. Chiarito questo punto, vedremo invece quali documenti dimostrano che Moro della strage non seppe mai nulla. Ma desidero che a certe conclusioni ci si arrivi per gradi, e pertanto dobbiamo prima rispondere alla mia domanda di base.

Occorre poi riflettere bene sulla stridente stonatura tra la figura religiosa e cristiana di Moro, e l'assurda omissione da parte sua di un cenno di cordoglio per le vittime e le loro famiglie. Ed è anche vero che chi lo teneva in custodia, non mi riferisco ai brigatisti, ebbe cura di sottrargli giornali e telegiornali, proprio perchè non sapesse cosa era successo in via Fani. Egli stesso testimonia di non sapere nulla, quando in una di queste lettere scrive:" Sto facendo del tutto con i miei carcerieri e con i destinatari istituzionali delle mie missive, affinchè questa storia possa andare a buon fine senza spargimento di sangue..." Dunque lui del sangue già versato, nulla sapeva, e per non saperne nulla l'unica spiegazione è che durante la strage Moro fosse da un'altra parte. Già, ma dove, con chi e perchè questa tragica sceneggiata?Proviamo a ricordare chi era il vero obiettivo scelto da Moretti, Capo delle BR, per colpire il cuore dello Stato.Chi era? Moro o...? E se non era Moro, chi fece credere che le BR cambiarono obiettivo, pur di eliminare colui che stava aprendo uno spiragio a sinistra? E le BR, sarebbero stati così idioti da sequestrae e uccidere l'unico statista che apriva a sinistra, contro i conservatori del Governo?
In realtà il vero obiettivo era Andreotti (parti in corsivo dal blog di Paolo Franceschetti)
Infatti da molti mesi, i brigatisti lavoravano su Andreotti, sviluppando nel logistico una accurata inchiesta di pedinamenti, osservazioni continuata H.24 su di lui e le scorte, insomma quella che nel loro dizionario prendeva il nome di "inchiesta".Improvvisamente, poichè a Roma alle loro riunioni, partecipavano a volta non solo i brigatisti già entrati in clandestinità, ma anche quelli che vi sarebbero entrati successivamente o sarebbero rimasti come anello di congiunzione tra loro e aree estreme di taluni partiti, fu così che tramite questi anelli di collegamento, due in particolare, un politico, leeder di un partito che ancora non era importante, (lo divenne cavalcando il "Caso Moro"), mandò alle BR un consiglio.In pratica fece considerare l'allora posizione di Andreotti per il quale la Magistratura aveva avanzato ben 27 richieste di autorizzazione a procedere in altrettanti procedimenti giudiziari, e che di conseguenza il suo rapimento non avrebbe ottenuto nè dallo Stato nè dal Vaticano una attenzione volta a trattare con le BR e a prendere in considerazione le loro richieste.Le BR dunque avrebbero, secondo il politico, dovuto spostare la loro attenzione sull'onorevole Aldo Moro. Finsero di sviluppare su costui una "inchiesta", che durò poco più di un mese, ma il sequestro era già stato preparato da un'altra regia..... Proviamo a continuare ora le nostre riflessioni e ricostruzione della vicenda.
Ancora più interessante è ricordare che durante la "prigionia" di Moro, l'unico Partito e il suo leader che portarono avanti la politica della cosiddetta "trattativa" furono appunto Craxi e il suo PSI. Craxi addirittura attraverso tale avvocato Guiso, per convincere gli avversari politici che invece erano decisi su una politica della cosiddetta "fermezza" si faceva intermediario-garante di una serie di fatti relativamente anche all'uscita di Moro dalla scena politica una volta liberato, nonchè riferiva, come risulta dagli atti parlamentari della Commissione di Minoranza, sulle reali condizioni di Moro ed altre circostanze che facevano bene intendere, (e questo era il suo asso nella manica!) che lui o chi per lui potevano avere diretti contatti con il "prigioniero".Ora dovremmo chiederci: "Siamo certi che Moro sia stato estraneo alla regia del suo sequestro?" Risulta che una persona molto vicina allo Statista, fosse all'epoca immediatamente precedente il sequestro, fidanzata con uno di quegli anelli di congiunzione tra un'area estremista politica e i brigatisti già entrati in clandestinità. L'anello di congiunzione partecipava alle riunioni, compresa quella del direttivo logistico in cui le BR accolsero il consiglio di lasciare l'obiettivo Andreotti e spostare l'attenzione su Moro. Naturalmente visto il rapporto affettivo che intercorreva tra l'anello di congiunzione e la persona molto vicina a Moro, è ben presumibile che l'uno abbia riferito all'altra e che costei a sua volta informò il "potenziale prigioniero". Cosa accadde a questo punto?

L'anello di congiunzione di cui si parla
, era un ragazzo di sinistra, simpatizzante per le BR, ma ancora al di fuori dell'organizzazione. Faccio presente che da un libro scritto da una delle figlie di Aldo Moro, non mi riferisco a Maria Fida, risulta che lo Statista viveva il suo momento preferito della giornata, quando dopo essere rientrato a casa, leggeva il suo giornale preferito, che era L'Unità, e si rasserenava dai tanti problemi che aveva all'interno della DC.In quello stesso libro, si afferma, che Moro, in tutta la sua vita, non ha mai omesso un solo giorno di recarsi al mattino presto alla Santa Messa.In tal senso vi è ragione di pensare che anche la mattina della strage, si recò alla Santa Messa delle 7 , o 7.30, per poi proseguire verso il Parlamento, passando sotto casa per lasciare il nipotino Luca. E quindi, verso le nove, proseguire per andare in Parlamento, ove proprio quella mattina avrebbe fatto passare la cosidddetta "apertura a sinistra". Sempre la mattina della strage, incomprensibilmente Moro non portò a Messa con sè il nipotino, e invece delle solite tre borse, ne portò ben cinque, di cui in una vi erano delle medicine, e in un'altra degli abiti.Doveva forse partire? No. La madre di Luca, spiegò che quella mattina fu lei a non mandare il bambino con il nonno alla Santa Messa, perchè aveva un brutto presentimento, e giunta a casa, mentre Luca era sul pianerottolo con il nonno, in procinto di uscire, lei lo prese in braccio e lo riportò in casa, mentre il bambino piangeva e diceva tra le lacrime "nonno... nonno..".Ma questo avveniva alle sette del mattino, non alle nove. Infatti come avrebbe potuto arrivare in tempo, se la seduta parlamentare iniziava alle dieci, qualora fosse andato a Messa alle nove ?

Facciamo un passo alla volta. Si è sempre parlato di "scorta", ma non è mai stato detto, pur essendo noto istituzionalmente, che Moro aveva due scorte: una di Stato, per intenderci quella che finì trucidata, e l'altra, composta da uomini da lui stesso scelti nella Gladio, la struttura creata da lui e Cossiga.Per tale motivo, lo Stato tardava, nonostante le sue richieste, a cambiare le auto della scorta ufficiale che non avevano i vetri blindati, ma non se ne preoccupavano più di tanto, sapendo appunto che Moro aveva anche l'altra scorta. Moro non si consegnò a nessun "carceriere", poichè dal momento in cui fu informato che era in preparazione il suo "sequestro", al fine di rappresentare una pressione forte sulla parte conservatrice del Governo e della DC, che si opponevano all'apertura a sinistra, dopo aver moto riflettuto e dopo aver avuto determinate garanzie per se e la propria famiglia, accettò "l'operazione", "in nome della Ragione di Stato", come ebbe a scrivere a Padre Gabriele Maria Berardi, in una accorata lettera. La sua garanzia era anche quella di sapere che il piano non si originava dalle BR, che pure avevano il ruolo e l'interesse a rivendicare l'azione per dimostrare il loro potere, ma Moro seppe dalla persona che partecipò alle riunioni tra BR e anelli di congiunzioni, che tutto era sotto l'attento controllo dell'amico Bettino.

Moro non scelse, ma sapendo che comunque sarebbe stato ugualmente "sequestrato", preferì "gestire l'operazione.Comunque, quella mattina, andò come sempre alla Messa delle sette, sette e trenta, con le due scorte. Poco prima che terminasse la Messa, il capo scorta di Gladio disse al Capo della scorta ufficiale di farsi un giro in via Fani e vedere se era tutto tranquillo, e poi tornare alla Chiesa di piazza Giuochi Delfici che ambedue le scorte avrebbero accompagnato Moro in Parlamento.La scorta ufficiale quindi si avviò per questo giro di ricognizione e fu trucidata in via Fani. Nel frattempo Moro con il capo dell'altra scorta, imboccò il corridoio laterale della Chiesa uscendo da una porta su via Zandonai e salì sull'auto del gladiatore. Percorsero tutta via zandonai e si diressero in zona Palazzo Braschi, sede di tutti i Servizi Sgreti. Non a caso Moro in una delle sue lettere scrisse: "Mi trovo in un domino di un unico predominio..." Tradotto, voleva dire mi trovo in una sede di potere dove sono unificati più poteri. Infatti a Palazzo Braschi c'erano il Sisde, il Sismi, il Sifar...Affari Riservati...Di lì sarà poi spostato e ospitato in una casa nobile a 50 metri da via Caetani dove fu fatto trovare morto nel bagagliaio della Renault Rossa del Brigatista Teodoro Spadaccini. In questa "nobile prigione" ben collegata con il sotterraneo di un luogo sacro, dissacrato subito dopo l'uccisione di Moro, poteva andare anche il politico che col caso Moro divenne l'ago della bilancia col suo partito, per le scelte dei Governi.Tanto più, che sapendo che le BR erano state solo dei prestanomi e prestavolti, la verità su Moro divenne il più pesante ricatto usato ancora oggi, sui tavoli del potere. Fa quasi sorridere una lettera di Moro, che dalla sua "prigione" dice alla moglie di ricordare a Rana di prendere due delle sue borse che aveva lasciato in macchina.Certo, quando scese per andare a Messa le lasciò in macchina. Ma se fosse stato in via Fani quando la scorta fu trucidata, Moro non era tanto stupido da non sapere che qualora le borse non fossero andate distrutte, certamente erano sotto sequestro insieme a tutto ciò che fu teatro di quel massacro.
Cosa poteva essere per il prestigio delle BR rivendicare un'azione come quella del sequestro e dell'uccisione di Moro, con la certezza che per il buon fine di questa azione era stata predispota una regia di ben più alto livello dei brigatisti? E in più con la prospettiva di ottenere non tanto la liberazione dei loro prigionieri, quella fu una scusante, ma ben più importanti vantaggi, se il sequestro di Moro avesse avuto la conseguente accettazione ob torto collo, da parte dei conservatori, di approvare un governo con l'apertura a sinistra.Ti pare che brigatisti veri, intendo come ideologia, si sarebbero prestati ad indossare in via Fani una divisa dello Stato? I brigatisti veri, nelle loro azioni autentiche, agivano con i loro panni,non certo con i panni dello Stato per il quale militavano affinchè fosse abbattuto, non ti pare? La scorta fu necessario ucciderla, ma non furono i brigatisti ai quali si incepparono perfino le mitragliette, la scorta ti ripeto non doveva riferire quanto vide e di cui furono testimoni circa alcune presenze sul posto, volti alla scorta ben noti.


Questa interessantissima discussione per ora si chiude qui, ma proseguirà nei prossimi giorni.

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