Il racconto della Vigliessa: Così il francese ha massacrato la figlia La mano che tiene i capelli. Quei tre colpi contro il marmo. Una scena impossibile da dimenticare. Rivive quei momenti, Anna Esposito, la vigilessa che sabato notte è intervenuta per prima per cercare di strappare la piccola Luna dalle braccia del padre che la stava riducendo in fin di vita.
È difficile per Anna, agente della municipale da 18 anni, non pensare a «quella furia bestiale» scagliata contro una bambina così piccola. Era stato un cittadino canadese a segnalare i comportamenti strani di Julien Monnet all´agente in normale servizio in piazza Venezia. E così lei lo ha raggiunto. «Ho avuto appena il tempo di chiedere a quell´uomo perché la bambina stesse piangendo così che in un attimo, con la mano destra, l´ha presa per i capelli e l´ha sbattuta per tre volte sul marmo dell´Altare della Patria. Non riesco a cancellare l´immagine della ciocca dei capelli della piccola in una pozza di sangue».
Madre di due figli «ormai grandi», la vigilessa ha l´aria stanca. Esausta. Come se il peso di quelle scene gravasse sulle sue spalle. Non riesce a staccare con il lavoro: è in turno dalle 22 di sabato sera. Non se la sente di lasciare il suo posto al Gruppo intervento traffico (Git): andare a casa la costringerebbe a pensare.
«Quell´uomo - racconta - alla mia vista, presumo alla vista della divisa, ha avuto una reazione spropositata. E poi ha fatto quel che ha fatto. Io guardavo quella povera bambina, ho cominciato ad urlare per far accorrere le persone, ma era troppo tardi. La piccola era svenuta. Lì per lì ho pensato fosse morta. Il padre era fuori di sé. Il cittadino canadese che mi aveva avvisato è riuscito a prendere la piccola, mentre io, con un collega, ho cercato di bloccare il papà che sbatteva la testa contro il marmo».
Anna abbassa gli occhi quando parla. Non riesce a non pensare a Luna Monnet. E ieri mattina è andata a visitare la piccola all´ospedale Bambino Gesù, dove è ricoverata in condizioni gravissime, da sola. La madre era in vacanza in Turchia e ancora doveva arrivare. Ad accudire la piccola, in coma farmacologico, ci hanno pensato le dottoresse e le madri degli altri bambini. Al Gianicolo da ieri mattina non si parla d´altro che di Luna.
«Avrebbe compiuto quattro anni tra qualche giorno, il primo agosto. È una bella bambina - riesce a dire con un filo di voce la vigilessa - se sopravvive cosa le diranno? Che suo padre l´ha quasi ammazzata? Piangeva ieri, tanto, poi, dopo i primi colpi, più nulla». E quando scopre che il padre della piccola che ha da poco perso il lavoro soffre di disturbi psichici, come testimoniano gli psicofarmaci che aveva in borsa, non si meraviglia. «L´avevo sospettavo, quell´uomo era una furia. Non sono nemmeno riuscita a tirare fuori lo spray al peperoncino, figuriamoci una pistola. È successo tutto troppo in fretta». Un sospiro. «Purtroppo».
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