La Camorra, i Casalesi e la scalata alla Lazio
Un tentativo di acquisto della società biancoceleste fu fatta con fondi del clan dei Casalesi, anche con atti violenti e intimidazioni mafiose: è l'ipotesi su cui si basano dieci ordinanze di custodia cautelare per riciclaggio emesse dalla magistratura di Roma, fra gli altri anche per l'ex capitano e bandiera della Lazio Giorgio Chinaglia, tuttora latitante.
Chinaglia era già stato raggiunto da un ordine di arresto due anni fa nell'ambito di una prima inchiesta sulla presunta scalata da parte di un fantomatico gruppo industriale ungherese
SEQUESTRATI 2 MILIONI EURO - Sette arresti, tre latitanti e il sequestro di due milioni di euro, parte del denaro che il clan dei Casalesi aveva 'investito' per la scalata della società Ss Lazio. Questo il bilancio dell'operazione Broken Wings, svolta dalla Guardia di finanza e dalla Digos di Roma e illustrata nel corso di una conferenza stampa.
L'obiettivo del potente clan di Casal di Principe era quello di entrare nel mondo del calcio, nel salotto buono della serie A italiana. Per questo i Casalesi avevano messo su un meccanismo che operava su due livelli e che coinvolgeva anche dei professionisti. Da un lato la camorra dell'area casertana riciclava il denaro proveniente da attività illecite per scalare il titolo del club capitolino, e dall'altro coinvolgeva figure carismatiche del club, come Giorgio Chinaglia, per "preparare la piazza all'arrivo di fantomatici nuovi acquirenti". Ruolo attivo anche per gli Irriducibili, frangia ultrà del tifo biancoceleste, che a più riprese, nel corso del 2005, hanno messo in atto contestazioni alla gestione societaria del presidente Lotito giungendo anche a minacciarlo con tentativi di estorsione sui quali è attualmente in corso il processo di primo grado.
10 ORDINANZE,TRE LATITANTI - In tutto sono dieci le ordinanze emesse per riciclaggio dal Gip del tribunale di Roma, Guglielmo Montoni: di queste, tre non sono ancora state eseguite. Risultano latitanti oltre a Giorgio Chinaglia anche Zoltan Zlivas, cittadino ungherese, e un terzo uomo di cui però gli inquirenti non hanno rivelato il nome. Un provvedimento riguarda Giuseppe Diana, attualmente in regime di 41 bis nel carcere di Opera a Milano, considerato organico al clan La Torre dei Casalesi. In manette sono finiti Guido Di Cosimo, luogotenente romano dei Casalesi, il commercialista Errico Bruno, il bancario Mario Pascolino, l'avvocato Arturo Ceccherini, Giancarlo Benedetti e Giuseppe Bellantonio.
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