Lazio, sanità in rosso: chiudono tre ospedali
Il Consiglio regionale del Lazio, al termine di una seduta durata venti ore, ha infatti approvato l'assestamento di bilancio, che stabilisce, al comma 66, il riassetto della rete ospedaliera e gli interventi per la dismissione e la riconversione dei presidi sanitari. La norma prevede la cessazione entro il 31 ottobre dell'attività del San Giacomo, una struttura nella centralissima via del Corso con 500 anni di storia alle spalle. Nel Nuovo Regina Margherita, invece, la legge regionale prevede la cessazione della sola attività ospedaliera, lasciando comunque un ampio margine a iniziative di riqualificazione verso l'offerta territoriale, come ad esempio Rsa e poliambulatori. Discorso diverso per quanto riguarda il Forlanini: il nosocomio sulla Gianicolense verrà trasferito all'interno dell'attiguo San Camillo, che dovrà rendere disponibili i locali entro il 31 dicembre di quest'anno.
Il San Giacomo ha 178 medici per 170 posti letto; gli addetti sono invece 748, vale a dire 4,4 dipendenti per ogni malato; il suo budget annuale (cioè il volume delle prestazioni pagate e il costo del personale) è di 54 milioni euro, mentre per il solo personale la spesa sfiora i 38 milioni di euro. Per quanto riguarda la densità di strutture nel centro storico della Capitale, Marrazzo ha ricordato che nel raggio di 2,5 chilometri ci sono 6 ospedali generalisti e uno specialistico (Bambino Gesù), mentre a Parigi se ne contano cinque e a Londra due. In particolare a servire il centro di Roma ci sono l'ospedale Santo Spirito, distante 1,8 chilometri, e il Fatebenefratelli a poco più di due chilometri. Per questo, secondo il governatore, il sacrificio del San Giacomo è inevitabile. Anche perché, ha assicurato Marrazzo, il centro storico non verrà abbandonato a se stesso: «Siamo già impegnati nell'individuazione di un punto di offerta sanitaria per il centro di Roma, consapevoli però del fatto che il San Giacomo toglie risorse. Oltretutto non è possibile avere una struttura come il San Giacomo in una zona ad accesso limitato come il centro storico».
Il presidente della Regione Lazio ha quindi spiegato che la chiusura dei tre ospedali si inquadra in una serie di interventi strutturali sulla spesa sanitaria, interventi richiesti dal presidente del Consiglio Berlusconi e recepiti «in un atto cogente come l'assestamento di bilancio. La Giunta sta facendo la propria parte per il raggiungimento degli obiettivi previsti nel piano di rientro dal deficit sanitario e lo fa con interventi strutturali e non sporadici come la reintroduzione del ticket, che non risolverebbe niente». Un debito sanitario «completamente coperto», secondo l'assessore al Bilancio Luigi Nieri.
Tra gli altri provvedimenti inseriti nell'assestamento di bilancio, Marrazzo ha ricordato il limite per i rimborsi dei farmaci («una risposta alternativa ma molto più efficace ai ticket»), il contenimento della spesa per il personale, la proroga al 30 giugno 2010 dei contratti dei dg Asl, il contenimento della spesa farmaceutica e la possibilità di sospendere l'accreditamento di tutte le strutture pubbliche, private e classificate, Irccs e Policlinici, se entro il 30 settembre non verrà sottoscritto un accordo con la Regione. Il governatore ha infine tuonato: «Basta soldi alla ricerca universitaria con i fondi per gli ospedali: paghiamo 400 milioni per didattica e ricerca».
Fonte: Il Tempo