Le gang hanno in ostaggio la Borghesiana Nel quartiere romano della Borghesiana oramai la gente ha paura ad uscire di casa dopo le nove di sera: risse, sparatorie, pestaggi, sembrano essere ormai la normalità. Un piccolo Bronx, alle spalle di Tor Bella Monaca, in mano alle gang della zona.
In via Caltavuturo, ad esempio, martedì notte un commando di albanesi, armato di pistole e con il volto coperto da passamontagna, ha gambizzato due connazionali e portato via, pistola alla testa, un altro albanese. Una guerra tra bande rivali, secondo i carabinieri, per aggiudicarsi la piazza dello spaccio di droga, che si è concluso con la liberazione, all´alba, del giovane dell´est.
«Ma dove stanno i tremila militari che il sindaco ha fatto venire a Roma? - dice Elisabetta esasperata - In centro? A proteggere i palazzi del potere?». «Per fortuna che di tanto in tanto qui i nostri ragazzi organizzano delle ronde notturne - spiega Massimo C. - in qualche modo dobbiamo pur difenderci. Non siamo razzisti ma se nessuno pensa alla Borghesiana, noi residenti dobbiamo tutelarci».
«Due mesi fa altri due stranieri - grida la signora Maria Grazia Tronio - sono stati gambizzati, proprio lì in quella viuzza. Due settimane fa invece c´è stata una rissa spaventosa: romeni contro albanesi che si fronteggiavano con i colli delle bottiglie spaccati alle cinque del pomeriggio. E ad agosto su via della Borghesiana un polacco è stato ucciso a bastonate per aver venduto un trapano che non funzionava». «Qui le forze dell´ordine non sappiamo neanche cosa sono - incalza Maria Teresa Guzzi - passano in macchina e sfrecciano via veloci. La notte c´è il coprifuoco: dalle nove in poi non usciamo più. In ogni angolo ci sono romeni e albanesi che bevono, urinano sui muri, si prendono a botte, gridano. Sfrecciano con le macchine e suonano i clacson a tutte le ore. Ormai è diventata terra di nessuno». «Alle otto è tutto buio e non possiamo girare - a parlare ora è Francesco Paladino, pensionato - Questo parco abbiamo dovuto recintarlo e chiuderlo col lucchetto. Prima era invaso da bottiglie e stranieri che dormivano qui».
«I miei bambini mica li posso far scendere in strada - dice Tiziana Spissu - praticamente stanno sempre in casa con me. È uno schifo vivere qui».
Intanto è ancora caccia ai cinque aggressori: perquisizioni a tappeto sono in corso in tutta la zona, compresi i Castelli romani.
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