Quindici chilometri di lungomare tra Ostia e Torvaianica, 53 stabilimenti. Solo in dieci di questi i volontari di Legambiente Lazio sono riusciti ad entrare liberamente per raggiungere la battigia senza venire bloccati all´ingresso ed essere rimandati indietro. E nello stesso giro di perlustrazione hanno trovato lunghissimi tratti di arenile senza spiagge libere, che invece sono dovute per legge.
E´ il risultato di un monitoraggio effettuato lo scorso giovedì 3 luglio dall´associazione e presentato ieri mattina nel piazzale Cristoforo Colombo: spiagge blindate, inaccessibili. Eppure la legge finanziaria del 2006, all´articolo 1, comma 251 recita: «E´ fatto obbligo per il titolare delle concessioni di consentire il libero e gratuito accesso e transito, per il raggiungimento della battigia, anche al fine della balneazione».
«I nostri volontari - racconta Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio - si sono sentiti rivolgere le richieste più disparate: la tessera, l´abbonamento, il vaucher, la card. E´ una situazione inaccettabile e indecente, tanto più qui, sul litorale della capitale d´Italia. E c´è di più. Non solo non si può accedere liberamente alla battigia, ma per chilometri e chilometri il mare di Ostia è ingabbiato e invisibile. Un muro ininterrotto di cabine toglie alla vista della gente un bene che è e deve rimanere comune». «Siamo privati di un diritto - dichiara Rina Guadagnini di Goletta Verde, l´imbarcazione di Legambiente che da anni indaga sulla qualità delle acque, ieri approdata a Ostia - La legge è chiara, ma i cittadini non sono consapevoli dei loro diritti».
«Eppure - riprende Parlati - in caso di inadempienza, la legge prevede multe fino alla revoca della concessione. I cittadini possono sporgere denuncia. La revoca della concessione è prevista anche per gli stabilimenti che non applicano la legge 104 del 1992, sull´abbattimento delle barriere architettoniche». Dalla rotonda di piazzale Cristoforo Colombo, dove è in corso la conferenza stampa, le spiagge libere più vicine sono quella vicino al porto di Castelfusano e i cancelli di Castelporziano, a chilometri di distanza.
«A fronte dei ricavi guadagnati grazie alla vendita di biglietti di ingresso abusivi - accusa la direttrice di Legambiente Lazio, Cristiana Avenali - i titolari delle concessioni pagano canoni irrisori. Già la Finanziaria del 2004 aveva previsto aumenti del 300 per cento, ma a tutt´oggi questi aumenti sono inapplicati. Anzi, nel febbraio 2004 la Regione Lazio ha deciso un ulteriore rinvio al 31 dicembre 2008». «Infine - riprende Parlati - c´è la questione del cosiddetto Pua, il Piano di utilizzo dell´arenile, approvato ma ancora lettera morta. Il piano prevedeva di liberare dodici accessi nei tratti ingabbiati del litorale di Ostia. Nulla è stato fatto, anzi, sono state rinnovate le concessioni, che è l´unico vero strumento di contrattazione. Ma noi non molleremo - assicura Parlati - continueremo a vigilare e a denunciare».
I volontari di Legambiente Lazio hanno diviso in quattro zone il lungomare monitorato. La porzione più a nord, 1.200 metri dal porto di Roma a viale delle Repubbliche Marinare, è priva di stabilimenti, al posto dei quali ci sono chioschi di piccole e medie dimensioni. Lì la spiaggia è sempre accessibile liberamente. Sul lungomare Toscanelli i dissuasori di velocità anticipano gli attraversamenti pedonali. Le due zone successive, fino al pontile di piazza dei Ravennati e da lì fino alle dune di Capocotta, diventano pressoché inaccessibili, con spiagge cementificate e battigie negate. Solo arrivando sulle dune di Capocotta i bagnanti ritrovano la libera fruizione dell´arenile.