MANITA GIALLOROSSA
Se, per quasi un mese, non ho scritto nemmeno una riga sulla Roma, c’è un motivo. Ed è, semplicemente, che non volevo illudermi. Anzi, volevo capire: capire se Montella avrebbe influito più di tanto sul gioco della squadra, capire se sarebbe stato rispettato dai giocatori come Mister (e non come ex-compagno), capire come avrebbero reagito i calciatori al cambiamento.
La prima partita di Mister Top Gun sono stati i 75 minuti di recupero a Bologna; ma visto che la Roma, se non avesse mai preso gol negli ultimi 15’, oggi sarebbe seconda in classifica, non può essere presa come una prova vera e propria dei nuovi giallorossi. Parma è stato un tracollo in vecchio stile: doppio vantaggio firmato Totti e Juan recuperato nell’arco di cinque minuti (74’ e 79’) da Amauri. Con il Lecce abbiamo avuto fortuna (come chiamare, altrimenti, un rigore al 90’?). Il ritorno in Champions a Donetsk è stato qualcosa di veramente desolante, e io preferisco credere che nessuno dei giocatori abbia veramente voluto fare la partita. Certo, si poteva almeno uscire dalla massima competizione con dignità, ma non si può avere tutto dalla vita…
Tuttavia, il bilancio a oggi è positivo: 10 punti in quattro partite. Già, perché con la Lazio abbiamo vinto. E che vittoria! Nel derby che vale una “manita” da rinfacciare ai cugini almeno per i prossimi sei mesi, colui che ci regala la felicità è il nostro immenso Capitano, il vero simbolo di Roma. La squadra della Capitale è tornata al 4-2-3-1, il modulo di Spalletti. Un modulo che ha sancito tante e importanti vittorie. Un modulo che, certamente, era più facilmente e meglio applicabile tre/quattro anni fa, quando l’età media dei giocatori era fissa a 26 e non a 30. Un modulo incentrato su Totti. Un modulo che ha reso Totti il migliore, sempre.
E, con il 4-2-3-1, Totti è ancora, sempre, il migliore. Il suo gol su calcio di punizione di seconda, al 68’ vale come 100 reti su azione, non trova parole per descriversi. Anche il rigore (procurato da Simplicio) al 90’ lascia emozioni dentro difficili da dimenticare. Perché questa è la prima doppietta al Derby per Totti, perché Totti riesce a concludere la gara senza nemmeno farsi ammonire, perché Totti riesce a fare impazzire i laziali, ha imparato a provocarli rimanendo con la testa a posto. La capocciata di Radu a Simplicio e le pesanti proteste di Ledesma sono rossi pesanti, per cui ogni romanista ha tirato un gran sospiro di sollievo. E lo stesso è stato vedendo il miglio Burdisso della stagione comportarsi da fantastico terzino destro con una professionalità oltre ogni limite. E Riise? Finalmente sembra avere riacquistato sicurezza. Non è certo il Thunderboalt che eravamo abituati a vedere, ma anche così è già qualcosa. La prova peggiore di tutte è senza dubbio quella di Menez, che al di là di una palla assist per Juan (su cui il brasiliano è andato senza minima convinzione, ma sarebbe stato gol fatto) non si è visto. C’è chi dice che, sostituito, si sia tolto bruscamente la maglia di dosso. Io voglio sperare che l’abbia fatto per l’acqua; ma non aggiungerò altro.
Perché c’è un’immagine che resta davvero nel cuore, la più bella di tutte: Francesco intervistato a bordo campo, a nemmeno 10 minuti dal triplice fischio. Gli occhi sono lucidi, la voce palpitante. Il giornalista, finendo l’intervista, gli indica la curva “…ti stanno dicendo che hanno un solo Capitano…”.
Di Michele G. Picozzi
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