Panucci si esalta ed esalta la Spagna
In campo è tutta da giocare, ma fuori, è vero, la Spagna ci ha surclassato. Christian Panucci si presenta a Casa Azzurri in versione scuole di lingua Berlitz. Ai giornalisti di mezza Europa risponde in italiano, inglese, francese e spagnolo. Ma il concetto chiave è uno solo. "Noi siamo fermi da dodici anni, loro invece corrrono". Non tanto negli stadi, quanto nella società, nei diritti civili, nelle infrastrutture e nell'economia. "La Spagna - ricorda l'ex giocatore del Real - era già un grande paese quando ero a Madrid, nel '96, ma in questo tempo è cresciuta tantissimo, è una nazione che ha fatto cambi importanti verso un miglioramento che l'Italia non ha fatto, la loro politica in questi dodici anni è stata superiore alla nostra".
Ci rimane però il calcio, dove Panucci è certo che siamo ancora avanti. "Zapatero ha pronosticato un 3-2 per loro, ma gli rispondo come Cannavaro. Mi auguro e sono convinto che alla fine passa l'Italia. Anche se la Spagna è forte e arriva con un entusiasmo che ci metterà in difficoltà". I giornalisti spagnoli gli ricordano il senso di inquietudine piovuto addosso alle "furie rosse" quando hanno avuto la certezza di averci di fronte nei quarti di finale. "Capisco perché Aragones preferiva non incontrarci - spiega Panucci - la storia dice che per loro non è mai facile averci davanti. Hanno fatto grandi progressi, sono cresciuti, ma quando trovano grandi squadre fisiche fanno fatica, con noi come con la Germania".
Ciò non toglie, che malgrado una certa soggezione, la Spagna sarà motivatissima. "E' una partitia di grandissimo prestigio - spiega il difensore azzurro - tra noi c'è una rivalità importante, non credo si penserà al caso Tassotti (ai Mondiali del '94 il milanista rifilò una gomitata a Luis Enrique spaccandogli il setto nasale, ndr), ma al fatto che siamo rivali storici e che ci vogliono battere dopo tanti anni". La chiave tattica dell'incontro per il romanista sarà questa: "Faranno possesso palla, sarà importante recuperarla presto e cercare di essere pericolosi". "Affrontarli - aggiunge - sarà difficile, solo con compattezza e aggressività li possiamo mettere in difficoltà".
Magari bisognerà pensare anche a come fermare Torres e Villa, i gemelli del gol. "Sì - ammette - sono fortissimi, ma non è che Henry e Benzema fossero scarsi. Fare coppia con Chiellini non è stato facilissimo, non avevamo mai giocato insieme, ma per recuperare cerchiamo di parlarci molto, in campo come fuori". Sul valore dello juventino, Panucci mette comunque la mano sul fuoco. "Giorgio - dice - è un ragazzo veramente in gamba, vedrete, nei prossimi anni sarà tra i centrali più forti al mondo, è un ragazzo molto, molto serio". Nel frattempo però il pilastro della difesa azzurra è lui, malgrado i 35 anni compiuti.
"Questa mattina abbiamo fatto i test per verificare il grado di recupero (si chiama test omega, un elettrocardiogramma a riposo che viene effettuato 48 ore dopo la partita a tuttti gli azzurri, portieri esclusi, ndr) e sono risultato uno dei migliori, ma non sono un pilastro. Sono solo un giocatore di un gruppo molto forte che dopo la sconfitta con l'Olanda si è chiuso in se stesso ritrovando convinzione. Le critiche tecniche su come abbiamo perso erano tutte legittime, so di aver giocato da 4, ma gli attacchi personali a Donadoni, le accuse sul piano umano al ct, quelle no, quelle hanno davvero passato il segno, facendomi arrabbiare molto. Passare da esterno a centrale non è stato un problema, è da gennaio che nella Roma gioco soprattutto così e ora che abbiamo Rise credo la fascia destra me la possa dimenticare". In mezzo alla difesa, invece, meglio non porsi limiti. "Dire che punto al Mondiale del 2010 - afferma Panucci - non sarebbe intelligente, avrò 37 anni, ma a volte mi dico che in questo ruolo un anno o due lo posso ancora fare, poi chissà...".
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