Parma 0 - Roma 1
PARMA-NON-COTTO, MA NEMMENO ROMA CRUDA (0-1)
L’ultima gara della quinta giornata di Campionato rappresenta senza ombra di
dubbio un successo per i giallorossi ma, personalmente, credo sia ancora
molto presto per cominciare a parlare di un “cambio di rotta”. Giudicare
una squadra “nuova”, con un allenatore nuovo e con un nuovo sistema di
gioco, richiede sempre del tempo, ed è questo il motivo per cui abbiamo
lasciato passare le gare con Slovan, Cagliari, Inter e Siena, prima di
dare qualsivoglia giudizio.
Analizziamo dunque pregi e difetti della Roma di Luis Enrique, in
relazione alla trasferta parmigiana.
La squadra della Capitale ha sicuramente (cosa che prima non aveva
affatto) una certa “ottica” di gioco, la quale si potrebbe esprimere
secondo questa filosofia: “fai possesso palla; poi vedrai che nell’area
uno spazio lo trovi”. Tale scuola di pensiero, spacciata più o meno
coscientemente come “metodo Barcellona”, non tiene però conto di tanti
aspetti:
1) il Barca gioca con Messi, Pedro, Villa, Xavi, Iniesta, ecc.
2) il calcio italiano è diverso, e un esperimento di tale tipo può
essere facilmente stroncato sul nascere.
L.E. gioca poi con tre attaccanti fissi. Per capirci, non sono le 3
seconde punte della squadra catalana, i 3 inventori del gol che si
servono a vicenda, lavorando l’uno sullo spunto dell’altro. No.
Teoricamente (e sottolineamo TEORICAMENTE) L.E. ha sempre parlato di un
centrale (centrale o centravanti?... Totti?...) supportato da due
esterni d’attacco. Questo per impostare un calcio puramente offensivo e
votato all’attacco, che corre il rischio di subire tanto, ma che pure
segna parecchio.
Senonchè
1) L’idea sembra quella delle partite di Zeman. Certo, con Zeman non si
ha mai vinto nulla, però ci si godeva un buon calcio. E, soprattutto,
con il boemo si segnava!
2) Problema in rete: sei marcatori in cerca di un gol (Totti, Borriello,
Bojan, Borini, Okaka). Osvaldo, per ora, si è salvato; citare il
desaparecido/infortunato Lamela, invece, non sarebbe corretto.
3) Il centrale d’attacco (Totti) non gioca da centravanti, anzi (!).
Ormai è lontano metri e metri dalla porta; ma forse va bene così, perchè
in fondo da “trequartista” riesce a giocare molti più palloni
4) Gli esterni (che poi esterni non sono): Osvaldo e Borriello (ma forse
anche Bojan) sono centravanti, e devono giocare come tali. Quei suoi due
centri, Osvaldo li ha segnati da centravanti. Da esterno alto fa ridere.
L’attuale Roma appare inoltre troppo meticolosa, tropo cervellotica ,
troppo applicata in un possesso palla fine a se stesso, che non sa
sfruttare le ripartenze e i contropiede, troppo lento e senza fantasia,
in cerca della strada più ardua quasi per scelta dogmatica che per
altro. Insomma, i giocatori devono essere lasciati liberi di fare come
sanno: i due gol di Osvaldo sono stati serviti da passaggi alti e
lunghi, lontani dalla filosofia L.E. “palla al piede e a TERRA". Ci sarà
un motivo?...
Di Michele G. Picozzi
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