Raid Pigneto: spunta anche "l'uomo nero"
Le vicende di quest'ultima settimana hanno palesato il livello "paesano" dell'informazione nostrana. Possiamo ancora fidarci di chi batte le agenzie? Forse si. Possiamo però fidarci un po' meno dei nostri pregiudizi e delle nostre deduzioni, che ancora agiscono secondo un'ottica provincialotta e borghese.
Ecco che col passare delle ore un semplice fatto, (soggetto-verbo-complementooggetto) viene gonfiato, snaturato, deturpato e poi riportato -forse- alla verità in cui era nato.
Alcuni abitanti di un quartiere popolare romano, stanchi di un certo clima, decidono di passare alle maniere forti. Non c'è nazismo, non c'è razzismo, non c'è xenofobia. C'è un clima di malessere, così come leggiamo nel racconto fatto dal protagonista del "coming out", Dario Chianelli, che ha portato poi anche gli altri del gruppo a dare una versione della realtà dei fatti.
La confessione di Dario Chianelli, "Ernesto", ha scosso un gruppo che, da sei giorni ormai, vive acquattato nel quartiere e sembra averlo convinto "che non c'è proprio più nulla da nascondere e tanto vale allora dire anche questa del "nero", così forse si placano tutti".
Il "nero" ha un nome e un cognome. E' un ragazzo di colore che ha meno di trent'anni. E' cresciuto tra il Pigneto e il Prenestino. Lavora.
Eccoci, noi italiani provincialotti. Appena vediamo i tratti somatici di un nero, di un giapponese, di un cileno, ancora non siamo abituati a sentire uscire da quelle bocche pronunce e dialetti non stereotipati. Se invece di "Buana", "Sushi" "folza loma!" esce un discorso da perfetto italiano, o peggio ancora, una parlata da "Cesaroni" rimaniamo simpaticamente meravigliati, e via a sgomitarci col compagno di turno "Hai sentito come parla er negretto".
Lo straniero è ancora una macchietta. Gli stessi compagni di "raid" descrivono così il loro amico: "Se lo sentissi non diresti mai che è un africano. E' uno de noi. Parla romano e magna romano come noi. Per questo è venuto con noi". Il ragazzo fa una pausa. "Come bisogna spiegarlo ancora che la razza non c'entra? Ho visto che oggi (ieri ndr.) la politica sta continuando a parlà, a parlà. Stanno sempre a parlà. Non basta quello che ha detto Dario? Allora, forza, mettici pure questa. C'era uno de colore a menà. Si dice così, no? De colore. E sai perché? Lui al Pigneto è sempre stato rispettato. Nessuno l'ha mai fatto sentire di serie B. Questa è casa sua come è casa mia. E siccome stanno facendo lo schifo in casa nostra, a lui è salito il veleno come è salito a noi. Sai che gliene frega a lui del colore della pelle? Niente. A lui gliene frega ancora meno che a noi visto che è nero. Lui si è rotto il cazzo come noi. Punto e basta".
Il ragazzo non ha nessuna voglia di spiegare come lui, il "nero" e gli altri ci siano finiti in via Macerata e via Ascoli Piceno. Se, come e quando le cose siano sfuggite di mano. "Dario ha detto bene. Ha raccontato bene quello che è successo. Quindi non c'è altro da aggiungere". Ha voglia invece di raccontare chi sono loro, "i pischelli". "Ma quali fascisti? Che te pensi? Siamo tutta gente che lavora. Che lavora con le mani. Il sabato sera con la donna o con la famiglia e, molti, la domenica allo stadio. Roma, Lazio. Ma niente ultras".
Per loro non è stato un portafoglio. Ma quello che dicono sia successo alle loro donne. "A mia nonna gli hanno portato via la borsa e l'hanno pure insultata. A mia sorella l'hanno inseguita sotto casa di notte, che se c'ero io quella sera finiva male".
Il gruppo fa presto a ridefinire i propri confini. Ora l'altro da educare è il bengalese
"Ma lo sai quanto sono impaccati di soldi? Li vedi che tirano fuori dalle tasche rotoli da 50 e 100 euro. Come fanno a tirarli su? Anche io lavoro, ma quello che guadagno io in un mese loro se lo portano a casa in una settimana. Com'è?". E' una domanda che anche Dario ha affacciato nel suo racconto. Una domanda che trova una risposta in ciò che i "pischelli" del raid e l'intero quartiere sembra diano da molto tempo per assodato. Dimostrato al di là di ogni ragionevole dubbio, senza perdersi dietro a inutili fronzoli. E cioè che la comunità dei bengalesi sia diventata il complice ombrello alla cui ombra si ripara lo spaccio capillare dei maghrebini. I bengalesi non danno nell'occhio. I bengalesi sono gente pacifica che non attira "le guardie".
Nelle loro botteghe, i maghrebini hanno capito che possono parcheggiare la droga che spacciano o la refurtiva che riciclano senza rischiare nulla. E con il minimo sforzo. Dice ancora il ragazzo: "Io non lo so se questi bengalesi qua lo fanno perché hanno soltanto paura dei marocchini o se invece lo fanno, soprattutto perché dai marocchini prendono la stecca sulla roba che quelli gli inguattano. Sia come sia, la roba esce dalle botteghe loro. E quindi meritavano una ripassata. Voglio vedere se adesso se rimettono a fà come prima".
Marco Baroncini
Pagine correlate cronaca
Commenti e opinioni
Scrivi
il tuo commento sulla pagina
'Raid Pigneto: spunta anche "l'uomo nero" '
Contatti
Per contattare la redazione del sito Ecodiromaorg scrivere all'indirizzo email enr.mainero@gmail.com
Link e bibliografia
Link utili per approfondire il tema cronaca pigneto
Segnala un sito/link di approfondimento
|
|