Roma, addio alle passeggiate in carrozza
Se i cavalli potessero parlare probabilmente sarebbero i primi ad ammettere che è finita un’epoca. Sarebbero i primi a non opporsi al cambiamento e al rinnovamento di una città troppo spesso incatenata ai suoi clichè. Oggi, infatti, appare assurdo vedere quei cavalli, che trascinano faticosamente le botticelle, intrappolati nel traffico del lungotevere, magari tra quegli stessi pullman a due piani che fanno il giro della città. E’ assurdo che le carrozzelle stesse intralcino il già balbettante trasporto pubblico. E’ inammissibile, in certi torridi pomeriggi di luglio, permettere a quelle povere bestie, nonostante la mutanda d’ordinanza, di poter orinare per le strade di Roma già malridotte da rifiuti e fogliame. E’ assurdo perché a New York, Londra e Dublino, solo per fare qualche nome, le botticelle continuano a lavorare solo nei grandi parchi. Tutto per il divertimento di qualche turista (sempre meno per la verità) dal dollaro facile. Ma soprattutto per una quarantina di vetturini che in nome di una tradizione, tanto affascinante quanto fuori moda, pretendono di far sopravvivere un’immagine di quella Roma che ormai non esiste più. E lo fanno sulla pelle dei cavalli costretti a trascinare carrozzelle costruite per una città d’altri tempi.
L'ultima corsa. Legoli, un purosangue di tre anni, la sua ultima corsa l’ha fatta il 6 giugno. Dopo una breve carriera da trottatore è stato venduto ad un vetturino romano. Uno shock: dal terriccio di Tor di Valle all’asfalto rovente della Capitale. Neanche il tempo di abituarsi e “ha stirato le zampe”. Era quasi mezzanotte e il cavallo stancamente stava trascinando la botticella sul lungotevere Aventino per ritornare al ricovero di Testaccio. Ma nella sua stalla, Legoli, non c’è mai arrivato. Una Mercedes ha travoltro lui, la carrozzella e il vetturino che la conduceva. Legoli è rimasto per terra, con le gambe e il bacino fratturate, in una pozza di sangue. Non c’era niente da fare. E così il veterinario ha impugnato la siringa: prima l’anestesia e poi una dose letale.
Un incidente? No, una morte annunciata. Perchè quei cavalli costretti a trascinare su e giù per i sette colli le carrozzelle coi turisti sono dei condannati a morte. Morte violenta come Legoli nel traffico impazzito di Roma. Morte lenta, ma ancor più sofferente, degli altri cavalli tra il veleno dei tubi di scappamento, i sampietrini lisci e sconnessi, le sirene delle scorte che schizzano ad ogni angolo del Centro e gli oltre 40 gradi di certe giornate d’estate. Un massacro quotidiano mascherato da amarcord. Magari sfruttando l’immagine di celluloide di Alberto Sordi e del suo “Nestore” o di Aldo Fabrizi con ”l’Ultima Carrozzella”.
Una battaglia infinita. Il sindaco Rutelli stanco degli escrementi dei cavalli delle botticelle, vietò la sosta alle botticelle nelle più belle piazze della Capitale. Poi in Campidoglio è arrivato Veltroni e ha trovato un accordo che si potrebbe definire “cerchiobotticellista”: una mutanda d’ordinanza a tutti cavalli “ma anche” la nuova concessione della sosta nei luoghi simbolo della Città Eterna. E dopo una lunga battaglia, il 24 ottobre del 1995, il delegato del sindaco per i diritti degli animali Monica Cirinnà riuscì a scrivere il regolamento comunale sulla tutela degli animali. E il consiglio comunale lo approvò all’unanimità. Il capitolo sei è interamente dedicato ai cavalli e in particolar modo al servizio delle botticelle. Molte le prescrizioni. Quella più semplice e più contestata è il divieto dal primo giugno al 15 settembre di far lavorare i cavalli dalle 13 alle 17. Una norma quasi sempre non rispettata.
Fuori orario. Basta dare un’occhiata ai verbali elevati dai vigili urbani e dalle guardie zoofile dell’Enpa. «Nel 2007 abbiamo fatto solo due controlli e abbiamo sanzionato 13 vetturini, praticamente tutti quelli che abbiamo fermato - spiega il responsabile Claudio Locuratolo - Quest’anno abbiamo fatto controlli solo in tre giorni e già abbiamo superato il numero dell’anno scorso». E racconta: «Finora abbiamo effettuato dei piccoli blitz il 25 e il 28 giugno e il primo luglio. In via del Corso, piazza Venezia, via Condotti, piazza Navona, Fontana di Trevi e anche in piazza Aracoeli (proprio sotto il Campidoglio) nessuno rispetta il riposo pomeridiano per i cavalli e spesso neanche le disposizioni sul trasporto dei passeggeri». Per tutti multe tra 100 e 200 euro. Niente a confronto dei guadagni. Una sola corsa oggi costa quasi 100 euro. «Ma non c’è un tariffario e i vetturini si sono sempre rifiutati di realizzarlo - racconta la Cirinnà - Così i turisti più facoltosi e sprovveduti possono anche arrivare a pagare 300 euro per una mezzoretta di passeggiata».
Le minacce. Davanti a San Pietro, il 26 giugno, la guardia zoofila Locuratolo (volontario dell’Enpa) se l’è anche vista brutta. Aveva “pizzicato” un vetturino che portava dei turisti ad ammirare il Cupolone durante l’orario del riposo pomeridiano dei cavalli. Locuratolo, insieme ad un collega, lo ha fermato e lo ha sanzionato. Il vetturino ha sfoderato un coltello e l’ha minacciato. Ma per fortuna è intervenuta prontamente la polizia.
ilmessaggero.it
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