Simplicio, no? No. 2-2 a Chievo
Bentegodi è un nome che non ci piace. Bentegodi porta sfortuna. Bentegodi ci lascia sempre molto (troppo) più tristi di quando siamo arrivati. Bentegodi ci regala soddisfazioni che non reggono nemmeno lontanamente il confronto con le delusioni che Bentegodi riserva. 16 maggio 2010: ventimila tifosi giallorossi in quel di Verona, un favoloso 0-2 firmato De Rossi e Vucinic, lo scudetto nostro per trenta minuti. Solo trenta, non di più. 4 dicembre 2010: appena un centinaio di supporters, Adriano titolare ritrovato, Fabio Simplicio in doppia marcatura,due “sveglie” nel finale come a cacciar via qualsiasi sogno di gloria dalla mente. Ci avviciniamo alla pausa natalizia e non abbiamo mai vinto fuori dall’Olimpico, mai fuori da casa nostra. Il 16 maggio a Verona c’era il sole; sabato scorso il campo era una “spiaggia”: sabbia e zolle dipinte di verde a dissimulare l’inadempienza del terreno di gioco a ospitare una partita di campionato. C’è poco da dire e poco dirò: la seconda marcatura di Simplicio (44’) è praticamente servita dall’Imperador (giocatore ritrovato? Forse solo lo stesso Adriano potrebbe esserne più felice di quanto lo sono io al pensiero); la rete di Moscardelli al 16’ della ripresa è una “paperona” di Julio Sergio e quella al 38’ di Granoche è viziata da irregolare posizione di taddei nel battere la rimessa. Ma non è un lamento da tifoso; anzi: il fallo da dietro di De Rossi merita il cartellino che trova: è da espulsione diretta, punto. La Roma va a Verona senza palle e certo non può tornare a casa con. E ha perso due punti come solo lei in tutta la serie A sa fare. Di Michele G. Picozzi
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