Stornelli romani
Roma e la Provincia sono delle terre ricche di tradizioni ben consolidate sul territorio e vanto per le popolazioni stesse che vi abitano. Oltre ad avere usanze di tipo culinario e un considerevole impianto paesaggistico, storico e culturale, Roma e i suoi paesi limitrofi hanno anche una fortissima componente legata alla forma canzone. È proprio a Roma che nascono infatti gli stornelli romani, brani appartenenti alla tradizione del canto popolare, costituiti da rime e presentano, all'interno della musica popolare italiano, una peculiarità precisa legata ai proverbi e allo "sfottò" (prendere in giro).
Lo stornello romano è breve e diretto, legato in primis all'improvvisazione, e in passato lo si cantava principalmente in osteria oppure veniva tramandato dai venditori ambulanti o dai cantori di strada. Lo stornello romano veniva inoltre intonato anche dai carcerati di Regina Coeli e dalle donne da un balcone all'altro.
Lo stornello romano nasce dall'usanza di cantare “a storno”, ovvero rimbalzando la voce da un luogo all'altro e solitamente ogni sua strofa è composta da tre versi: un quinario e due endecasillabi.
Lo stornello romano nasce nell'Ottocento, ma diventa famoso nel dopoguerra e soprattutto grazie ai festival della canzone e alla presenza in televisioni di interpreti quali Claudio Villa, Gabriella Ferri e Lando Fiorini.
Gli stornelli romani fanno dunque parte a pieno titolo del bagaglio culturale romano, reso ancor più dominante anche grazie alle rappresentazioni teatrali come quella del “Rugantino”. Le espressioni tipiche nate dagli stornelli romani sono ad esempio: "fatece largo"; "tanto pe' canta'"; "Roma nun fa la stupida stasera"; “Anvedi ecco Marino, la sagra c'è dell'uva”; ecc.
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